COME HO PRESO IL VIRUS DELL'ATTORE

(testi e foto di Giorgio Biavati)


GIORGIO DA BAMBINOSono nato tra la segatura del palcoscenico in quanto la mia famiglia aveva un laboratorio scenografico. Vedevo arrivare degli alberi e li rivedevo trasformati in magiche scene in teatro.

Mio padre e i suoi fratelli (tanti) erano costruttori e macchinisti teatrali durante l'inverno mentre nel periodo estivo diventavano burattinai girando le piazze e i paesi di Bologna col tipico casotto dei burattini. Così stando a contatto con Sganappino, il Dottor Balanzone, Amleto e Macbeth, i tenori, i soprani, le ballerine e Walter Chiari mi sono preso il "virus dell'attore".

Di studiare ho sempre avuto poca voglia, tranne la passione per il disegno che mi ha portato a frequentare l'Accademia delle Belle Arti. E' da quando avevo quattordici anni che mi mantengo da solo. Arrivando tardi a pranzo mi fu detta la classica frase "non è un ristorante, qui si va a tavola all'una"... "va bene, vorrà dire che cambierò locale".

Nel frattempo il "virus" lavorava e spesso saldavo il conto in osteria recitando, con addosso una tovaglia, "il discorso di Marcantonio" di William Shakespeare o "il tabacco fa male" di Anton Cecov.

A Bologna si dava il premio alla drammaturgia teatrale. Entrai a far parte della compagnia che doveva rappresentare i testi ed, interpretando "Il pellicano ribelle" di Bassani, il grande Massimo Dursi drammaturgo e critico del Resto del Carlino, scrisse che avevo buone possibilità di diventare un bravo attore.

Svegliai mio padre all'alba :" leggi cosa dice di me il grande Dursi" ... " bravo, sono fiero di te"… "si, ma papà adesso dovrò andare a fare l'Accademia a Roma o a Milano" ... " certo, forse è meglio Milano che c'è la scuola di Paolo Grassi, ho lavorato con lui quando faceva il regista ora dirige il piccolo Teatro di Milano, grande persona" ... " bene allora vado a Milano ma come mi mantengo???" ... "se veramente hai la passione, troverai il modo" ... e si riaddormentò.

Il modo lo trovai, pelando conigli a cottimo, scaricando frutta al mercato e vendendo libri porta a porta.
Avevo ottenuto si la borsa di studio, ma consisteva in buoni per al mensa dei poveri. Una curiosità: la mensa dei poveri si trovava in Via Broletto proprio dove ora giganteggia il manifesto del grande Giorgio Armani.


Biografia di Giorgio Biavati

Il Teatro è un'avventura

Il mio Caro Angelo

L'Associazione ASFAP

 

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